Vedi anche: Non voltate quella pagina.
Vedi anche: L’Ennesima Paranoia, un racconto breve.
In questa settimana di festività e di ferie ho avuto modo di riprendere contatto con uno di miei più grandi hobby: la lettura. Io i libri non li leggo. Li divoro. Letteralmente. Sono vorace di parole, di carta stampata, muoio dalla voglia di sapere cosa c’è dietro quella pagina, di capire fino a dove la sapiente mano del narratore saprà portarmi.
Alcuni libri volano letteralmente via, i racconti di meno di 200 pagine sono come una merenda di metà mattina per i miei occhi. Gustosi, zuccherini, mi danno un altro po’ di energia per arrivare fino al prossimo pasto “serio”.
Alcuni sono più impegnativi, e richiedono tempo, se complessi magari una ri-lettura di alcune parti. Magari mi tocca diluirli in settimane, mesi, per comprenderli appieno: lasciare sedimentare le parti più complesse, come si lascia riposare il corpo dopo il cenone natalizio, così per fare un esempio a caso :D
L’altro giorno mi capita tra le mani un libro particolare: con la mia solita foga масиho mangiato le prime cento pagine in una notte fonda, subito dopo che mi era stato regalato. Come un bambino con davanti un vasetto di Nutella, mi ci sono fiondato dentro a manate, giocando con le orecchie delle pagine, gustandomi ogni vocabolo, ogni frase, ogni arguta pausa.
Ora mi guarda, dal comodino, con la quarta di copertina sorridente. Perchè anche la prima mi colpirebbe. E’ lì, con il segnalibro (si, perchè questo libro ne ha uno suo e basta) che si intravede solamente dal lieve sollevamento tra una pagina e l’altra… un sexy vedo/non vedo.
Questo libro è qualcosa di più. E’ la rappresentazione in carta, inchiostro e materia fisica di quello che mi sta passando per la mente, per le mani e per la vita nell’ultimo mese e mezzo. E’ un dono, di chi di quest’ultimo periodo è protagonista, consapevole o inconsapevole, cosciente o ingenuo, sognato o idealizzato.
E io non voglio finirlo.
Non voglio voltare quella pagina, leggere la parola fine, essere davanti all’ultimo punto fermo della storia.
Mi sembrerebbe di mettere l’ennesima conclusione affrettata, tirata via, a una cosa che non deve chiudersi, non così sicuramente.
Non mi sento pronto ad affrontarlo, non in questo momento.
Quella storia deve evolversi, continuare, approfondire la caratterizzazione dei personaggi, arricchirsi di capitoli e vicende straordinarie e non, trovare nuovi protagonisti magari. Ma non concludersi.
Fino a che quel libro rimane sul comodino, non c’è pericolo che trovi davanti a me un “THE END” alla film americano. Un detective che risolve un caso, un lieto fine, una spia catturata…
Sono io a decidere quando, ma soprattutto se, il maggiordomo ha assassinato qualcuno. E magari quel qualcuno si è pure miracolosamente salvato…


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