E’ molto labile il limite tra affetto e compassione.
E io spero di non trovarmi dalla parte sbagliata della linea…
E’ molto labile il limite tra affetto e compassione.
E io spero di non trovarmi dalla parte sbagliata della linea…
Un weekend casalingo, per ora, per un motivo o per l’altro.
Passato ad attendere una chiamata, un messaggio… un qualcosa.
A volte leggo o sento dire “chi non ti cerca, non ti merita”. Probabile.. ma non sono uno che si arrende, e se non ti fai sentire tu, io ti chiamo a costo di diventare fastidioso :P
Soprattutto quando si tratta di uscire!
Vorrei vedere il Jack di qualche tempo fa qui, adesso, quando mancano pochi minuti all’inizio della domenica, con la musica nelle orecchie, un bel libro di Crichton da leggere di fianco, e dei progetti non ben definiti per i prossimi tre quarti d’ora. Forse sto invecchiando :) , forse inizio a stare “bene” con me stesso, forse ho imparato che alla fine dei conti non si può avere sempre (…?) quello che si vuole e bisogna iniziare a godere anche di una giornata in giro con il fratellino (che “ino” non è più, e ormai ha imparato più cose dalla vita di me), di due chiacchiere con un amico a tarda sera e di un po’ di “vita solitaria”… e di un disco degli Ultra che iTunes decide di propinarti a orari indecenti! :D
Serata di un certo livello, finita in questo momento con una boccia d’acqua come compagna.
E’ bello tornare a casa quando le strade sono buie, quando non c’è nessuno in giro, con i sensi rallentati dal vodka-lemon.
Ti permette di sdraiarti in strada, e ascoltare i suoni di una Bologna stanca, esausta, nel pieno del suo sonno ristoratore.
Qualche macchina che fruscia via, un latrare lontano di un cane tedioso, il chiacchiericcio di una coppia in un androne.
E il mio respiro. Il mio cuore che batte.
La sensazione ruvida dell’asfalto sui polpastrelli.
Una stella mi guarda da lontanissimo, facendo capolino dai lampioni.
“E’ molto raro che un serial killer colpisca due volte la stessa persona.”
(da Numb3rs, 1×01: Punto di origine)
…Trasecolo.
Canticchio una canzone dei Linkin e passeggio a caso sulla banchina.
Una coppia chiacchiera seduta più avanti, un ragazzo al di là dei binari tiene in piedi il suo trolley e guarda fisso il muro davanti a sè.
Il treno che porta nella direzione opposta soffia via, dietro al suo vento caldo e umido.
Colgo un movimento vicino alla scala mobile, che prima sembrava ferma.
Incontro i tuoi tacchi, il tuo cappotto, e il tuo sguardo.
Ci incrociamo un attimo, e per un attimo smetto di cantare.
Cammini avanti e indietro anche tu, sembra sia normale fingersi in movimento quando tutto intorno è immobile.
Lancio qualche occhiata, tu fai lo stesso.
Ci sorvegliamo a distanza. Io guardo nervosamente un po’ te, un po’ il cartello che mi dice che sono a 9 minuti da “casa”.
6 minuti ancora. Mi fermo davanti alla cartina della metro, guardandola senza vederla. In fondo devo fare 6 fermate, e non c’è manco un cambio di linea possibile.
Ti avvicini stretta nel tuo cappotto nero. E fai per dire qualcosa, probabilmente. Le mie auricolari sono un muro insuperabile di suono, io non le tolgo e rimango immobile. Mi giro e torno a tracciare un cerchio per terrra.
Torni a camminare, di nuovo lontano.
Torniamo a guardarci.
Ti vedo scendere due fermate prima della mia. Oltre finestrino sporco ti avvolgi nella sciarpa e guardi il treno scorrere via.
E io guardo scorrere via te.
…I saw an angel, of that i’m sure
She smile to me on a subway…
Goodnight, Milano.
Facciamo un bel giochino di simulazione, di quelli che son tanto in voga nei test scolastici, universitari ecc.
Dati di partenza comuni: siete un giovane tra i 20 e i 25 anni, in buona forma fisica. Sapete sciare (sci o snowboard è indifferente) a un livello decisamente buono, che vi permette di affrontare qualunque pendenza, tipologia di neve, di traffico in pista.
Siete sulle piste, la giornata è bella, buona visibilità, poco traffico, freddino ma non troppo.
Avete due possibilità:
1) lanciarvi in pista, ad affinare la tecnica, provando un paio di carvate tirate, approfittando della pista bella larga e quasi tutta per voi.
2) lanciarvi nello snowpark, a provare qualche manovra nuova, e magari a farvi fare una bella foto su quel saltone da 5-7 metri di flat (flat: parte piana del salto, tra il punto di stacco e l’inizio della zona pendente di atterraggio.).
Ponderate la vostra scelta. Una volta fatta, leggete oltre.
…che non hanno prezzo. E’ una cosa in cui credo ciecamente.
Una giornata come quella di oggi, con una neve come quella di oggi, con tanta gente ma non troppa, un bel park tirato, qualche salto venuto molto bene e un 360 *quasi* chiuso (maledetti ultimi 90 gradi :) ), qualche fuoripista carino… beh, una bella giornata di sci così, a modo suo unica, non ha prezzo.
Altre cose un prezzo le hanno, ad esempio: la macchina che ti lascia a piedi a 90 km da casa in mezzo al nulla (a 25 km dal più vicino paese), ma almeno nelle vicinanze di un bar in cui bivaccare per 2-3 di orette in attesa che qualche buonanima venga a recuperarti -.-”
E’ chiaramente un esempio, nessuna di queste cose è successa davvero.
OPPURE???
Ho bisogno.
Ho bisogno di te.
Ho bisogno di chiudere gli occhi e di vederti.
Non è che ti voglio.
Ho solo bisogno di sognarti, di sognare.
Di chiudermi nel mio guscio e farti carico delle mie speranze, dei miei desideri, della mia tranquillità.
Probabilmente sono uno schifoso egoista.
Probabilmente cerco solo uno stereotipo, una utopia.
Voglio che i tuoi occhi prendano il posto della notte.
…E’ Natale! Gioite, bambini!
Si, giusto i bambini. A me, adesso come adesso, vien proprio poco da gioire. Giusto perchè ci sono le ferie, e le ferie invernali significano tanto snowboard, quest’anno ancora di più visto che in Appennino sono venute delle metrate di polvere bianca.
Le mie prime uscite le ho già fatte, mi sono divertito e un po’ sfamato. Sono anche successe cose divertente (tipo Trevo che mi atterra in testa dopo un salto non visto) :D.
Per il resto… forse una volta che si è persa la magia del Natale, non si ritrova più. E’ un po’ il sintomo dell’età che avanza, della vecchiaia :D, e se non hai qualche fanciullo vicino (vedi un fratellino, oppure un figlio) non ti tocca più come una volta.
E l’età che avanza, il tempo che passa inesorabilmente, te lo fa anche capire il fatto che i tuoi amici stanno già (provando) a organizzare la serata di Capodanno. E l’immediato “cazzarola, il 2008 che fine ha fatto?” fa pensare a cosa è successo in questo anno, a quello che hai fatto e a quello con cui ti ritrovi. Bilanci, insomma.
E io non ne ho mezza voglia, visto che da “bilanciare” c’ho un po’ poca roba.
Oramai, nella sua pochezza, è tutta roba consolidata.
E non lo dico con amarezza …ok, forse solo un pochino. La voglia, la speranza di fondo di una “svolta” c’è sempre. Anche se non si sa dove sta svolta potrebbe portare.
Chi lo sa, chi lo sa, chi lo sa…. che il 2009 sia l’anno buono? Boh! Anche se poi, in fine dei conti, con tutto quello che è successo, il 2008 non ha fatto poi tanto schifo :)
Detto ciò mollo quì e faccio la valigia, anche perchè in nome della mia proverbiale e sotto descritta ipercineticità, fra poco birra, poi si prende la macchina e si va a Lizzano, che domattina ore 7.30 (c0mode) ho un appuntamento con un altro malato di neve per una qualche discesa in pow :)
Se non ci si sente prima… Buon Natale. :)
04:00, batte l’orologio (che poi batte poco, visto che è quello del pc).
Sono sveglio, in giro, attivo insomma, da qualcosa come 20 orette abbondanti.
Nel mezzo, una alzataccia, 200km in macchina, qualche ora a sciare (Dio, se esiste, benedica quei 50 cmq di neve caduti: tutti li hanno odiati, io li ho amati carnalmente), una festa di compleanno di una amica un po’ troppo carica di rhum (e vodka, maledetto me e i mischioni che faccio) condita da sprazzi della solita malinconia.
Morale della favola. Mezzo brillo, mi ritrovo a tornare a casa in macchina e a pensare: io ho dei problemi (nulla di nuovo).
Uno dei quali è l’essere iperattivo (quello nuovo)…
Lo riconosco, ormai i segni sono troppi. Sono quello che c’è sempre, quello che farebbe sempre, quello che basta un attimo per dargli la molla.
Qualcuno obietterà che non è esattamente un male. Verissimo, anzi… A volte sono decisamente contento di avere energie da vendere. A volte magari vorrei trovare chi ha le mie stesse energie :)
Il problema è l’estremizzare la cosa.
La verità è che è il fare tutto il possibile e magari di più è il mio modo di esorcizzare la solitudine. E’ il mio modo di vivere, di essere al mondo, di sentirmi vivo per me stesso.
Insomma mondo, i’m still alive. Ricordatelo. I conti con me li devi ancora fare.
Ma soprattutto, me lo devo ricordare io quando vedo tutto buio.
I’m still alive.
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