ago 05

Mi sento una parentesi nella vita delle persone.
Ho la presunzione di esserne una bella… ma sempre un inciso resto.

Tempo, tempo, tempo… ci vuole solo quello, dicono (tutti).

Ma dire di aspettare a un drogato di vita non è la cosa  migliore da fare…

mar 28

Non ditemelo.
Non fatemelo presente.
Lasciatemi tra me e me a non-riflettere, a non-pensare.

Che se faccio due più due ci arrivo, capisco che tutto quello a cui giro intorno, che mi gira intorno, è un accontentarsi, un surrogato di quello che mi aspetto da me stesso. Che mi convinco da solo di condurre una vita piena, mentre la realtà è che mi sento vuoto, dannatamente e desolatamente vuoto, quando la sera varco la porta di casa. Che penso di avere tanto… mentre più vado avanti, più mi accorgo di non avere niente. Che più penso a quello che faccio, più penso a quello che mi sto perdendo.

Io due più due non voglio farlo.

Voglio continuare a pensare che quello che ho sia vera penicillina, non acqua sporca.

dic 28

Vedi anche: Non voltate quella pagina.
Vedi anche: L’Ennesima Paranoia, un racconto breve.

In questa settimana di festività e di ferie ho avuto modo di riprendere contatto con uno di miei più grandi hobby: la lettura. Io i libri non li leggo. Li divoro. Letteralmente. Sono vorace di parole, di carta stampata, muoio dalla voglia di sapere cosa c’è dietro quella pagina, di capire fino a dove la sapiente mano del narratore saprà portarmi.

Alcuni libri volano letteralmente via, i racconti di meno di 200 pagine sono come una merenda di metà mattina per i miei occhi. Gustosi, zuccherini, mi danno un altro po’ di energia per arrivare fino al prossimo pasto “serio”.

Alcuni sono più impegnativi, e richiedono tempo, se complessi magari una ri-lettura di alcune parti. Magari mi tocca diluirli in settimane, mesi, per comprenderli appieno: lasciare sedimentare le parti più complesse, come si lascia riposare il corpo dopo il cenone natalizio, così per fare un esempio a caso :D

L’altro giorno mi capita tra le mani un libro particolare: con la mia solita foga масиho mangiato le prime cento pagine in una notte fonda, subito dopo che mi era stato regalato. Come un bambino con davanti un vasetto di Nutella, mi ci sono fiondato dentro a manate, giocando con le orecchie delle pagine, gustandomi ogni vocabolo, ogni frase, ogni arguta pausa.

Ora mi guarda, dal comodino, con la quarta di copertina sorridente. Perchè anche la prima mi colpirebbe. E’ lì, con il segnalibro (si, perchè questo libro ne ha uno suo e basta) che si intravede solamente dal lieve sollevamento tra una pagina e l’altra… un sexy vedo/non vedo.

Questo libro è qualcosa di più. E’ la rappresentazione in carta, inchiostro e materia fisica di quello che mi sta passando per la mente, per le mani e per la vita nell’ultimo mese e mezzo. E’ un dono, di chi di quest’ultimo periodo è protagonista, consapevole o inconsapevole, cosciente o ingenuo, sognato o idealizzato.

E io non voglio finirlo.
Non voglio voltare quella pagina, leggere la parola fine, essere davanti all’ultimo punto fermo della storia.
Mi sembrerebbe di mettere l’ennesima conclusione affrettata, tirata via, a una cosa che non deve chiudersi, non così sicuramente.
Non mi sento pronto ad affrontarlo, non in questo momento.

Quella storia deve evolversi, continuare, approfondire la caratterizzazione dei personaggi, arricchirsi di capitoli e vicende straordinarie e non, trovare nuovi protagonisti magari. Ma non concludersi.

Fino a che quel libro rimane sul comodino, non c’è pericolo che trovi davanti a me un “THE END” alla film americano. Un detective che risolve un caso, un lieto fine, una spia catturata…

Sono io a decidere quando, ma soprattutto se, il maggiordomo ha assassinato qualcuno. E magari quel qualcuno si è pure miracolosamente salvato…

nov 29

->  29/11/2008

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-> 29/11/2009

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ott 24

E così, tornando a casa una sera di Ottobre, mentre la pioggia cade flemmatica davanti a te e Lene Marlin sta cantando mangiandosi le parole, senti l’impulso. L’impulso a condividere una cosa che hai letto qualche giorno fà.
Dopo 4 tentativi di login a vuoto nel blog, che non aggiorni da quando giravi in compagnia del tuo amico brontosauro Jerry, riesci ad arrivare alla agognata paginetta bianca, compagna indiretta di tante avventure.
Che ti guarda, pronta.

Ho imparato a pormi una domanda ogni sera prima di addormentarmi:
cosa hai fatto oggi per realizzare il tuo sogno, la tua libertà?
Alla seconda sera in cui mi sono risposto: ‘Niente’,
ho capito quanto in fondo una parte del problema fossi io.
Quindi, o smettevo di lamentarmi o iniziavo a darmi da fare.
“E’ una vita che ti aspetto” – Fabio Volo

Mi è balzata agli occhi l’altro giorno per caso… ma è da sempre che ci penso.
Quante volte mi è capitato di infilarmi a letto e di pensare: “Quindi?”
“Quindi che cosa è successo oggi? Cosa posso dire di aver fatto?”

E, ben inteso, si parla di cose serie. Non di quello che ho fatto a lavorare, in casa o  la sera con gli amici.
Qui si parla di realizzare un sogno. Di muoversi verso quello che abbiamo nel profondo dell’anima.

Poi ci penso un attimo e realizzo. Realizzo che io, un sogno vero e proprio… non ce l’ho. O almeno, nella misura in cui il buon Fabio lo intende (credo).
Non voglio fare carriera, quelle poche cose che voglio avere le ho già, in pratica.
Il mio sogno è avere quella che il 75% delle persone reputano una vita normale. Una famiglia, una vita tranquilla. E questo…. o viene o viene. Non è che ti puoi impegnare a realizzarlo. Non puoi “darti da fare”.

Parlandone con una persona, mi è stato citato questo (con l’ovvio tentativo di tirarmi su di morale):

Non sentirti in colpa se non sai cosa fare della tua vita: le persone più interessanti che conosco a 22 anni non sapevano che fare della loro vita, i quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
The Big Kahuna

Ma non penso proprio sia così. Arrivare a quarant’anni senza sapere dove andare a parare, è un forte sintomo di immaturità. (Poi magari tra 13 anni rileggo sto post e mi riempio di insulti da solo…).

Forse la verità, la cosa giusta da fare, sta nel mezzo.
Vivere la propria vita, cercando cose nuove con la giusta serenità e curiosità, senza diventare schiavi della ricerca. Senza far diventare il proprio sogno un incubo, una ossessione, una malattia dell’anima.

Se alla fine ti realizzi…. complimenti.
Se non riesci…. avrai comunque vissuto una vita piena per il possibile.

ago 20

Non so dove l’ho letto, non so se l’ho letto, forse è solo l’imbarazzante quantità di alcool che ho in corpo che parla per me…

Ma ricordo di aver sentito dire che bisogna passare dall’inferno, per arrivare al paradiso.

L’inferno purtroppo riesco a trovarlo ogni sera, ogni sera come questa, in cui mi imbatto nel me stesso più silenzioso, più paranoico, che alle 4 del mattino si mette a guardare Bologna dall’alto, bresco come pochi.

E in quei momenti vedo il mio mondo là, non ai miei piedi, solo lontano, che luccica e mi chiama, tremolante e invitante, in eterno movimento.

Lo vedo, distante, sogghignante, e dentro di me spunta la convinzione che per qualche motivo, il mio destino sia quello. Vedere una cosa, guardarla da lontano, ammirarla nel suo splendore, ma mai raggiungerla.

Penso che tutto quel che ho al mondo sia in quel momento, con me, su quel prato: un paio di jeans stinti, delle scarpe da ginnastica con troppa strada alle spalle, un paio di occhiali che mi permettono di vedere meglio quello che mi perdo.

Poi basta un rumore, una parola, e quei pensieri volano via ronzando dietro al sibilo fastidioso di una zanzara.

La serata in qualche modo finisce, mi ributto tra le luci soffocanti della mia città e penso che qualcuno, per l’inferno, ci passa davvero.

Io, nel mio piccolo, me lo porto sempre appresso.

lug 10

Nell’antichità i nostri progenitori si rivolgevano alle stelle per avere conforto, per chiedere pietà, per ringraziare o avere conferma di un presagio.
Si rivolgevano a loro, che stavano la in alto, convinti che l’essere lassù gli donasse un potere speciale.

Ma questo era tanto tempo fa, e in millenni l’uomo ha imparato tante cose -non tutte quelle che avrebbe dovuto, purtroppo- tra cui il fatto che questi corpi celesti null’altro sono a parte che gas e fiamme. Niente poteri soprannaturali, preveggenza o possibilità che possano interferire con la vita di quaggù.

Però una cosa le stelle la fanno, e la faranno sempre. Farci sognare.

E così può capitare di rimanere incantati a guardarle, di pensare per un attimo che la propria vita si tramuti in una favola… ma per quanto possa bruciare, una stella brucierà sempre meno del dover tornare di soprassalto alla realtà.

Ma se la vita fosse un sogno, sognare che senso avrebbe? Che bisogno si avrebbe di alzare lo sguardo, cercare la propria stella e correrci incontro fino al mattino?

:-)

lug 04

E’ molto labile il limite tra affetto e compassione.

E io spero di non trovarmi dalla parte sbagliata della linea…

giu 21

Un weekend casalingo, per ora, per un motivo o per l’altro.
Passato ad attendere una chiamata, un messaggio… un qualcosa.
A volte leggo o sento dire “chi non ti cerca, non ti merita”. Probabile.. ma non sono uno che si arrende, e se non ti fai sentire tu, io ti chiamo a costo di diventare fastidioso :P
Soprattutto quando si tratta di uscire!

Vorrei vedere il Jack di qualche tempo fa qui, adesso, quando mancano pochi minuti all’inizio della domenica, con la musica nelle orecchie, un bel libro di Crichton da leggere di fianco, e dei progetti non ben definiti per i prossimi tre quarti d’ora. Forse sto invecchiando :) , forse inizio a stare “bene” con me stesso, forse ho imparato che alla fine dei conti non si può avere sempre (…?) quello che si vuole e bisogna iniziare a godere anche di una giornata in giro con il fratellino (che “ino” non è più, e ormai ha imparato più cose dalla vita di me), di due chiacchiere con un amico a tarda sera e di un po’ di “vita solitaria”… e di un disco degli Ultra che iTunes decide di propinarti a orari indecenti! :D

mag 09

Serata di un certo livello, finita in questo momento con una boccia d’acqua come compagna.

E’ bello tornare a casa quando le strade sono buie, quando non c’è nessuno in giro, con i sensi rallentati dal vodka-lemon.

Ti permette di sdraiarti in strada, e ascoltare i suoni di una Bologna stanca, esausta, nel pieno del suo sonno ristoratore.

Qualche macchina che fruscia via, un latrare lontano di un cane tedioso, il chiacchiericcio di una coppia in un androne.

E il mio respiro. Il mio cuore che batte.

La sensazione ruvida dell’asfalto sui polpastrelli.

Una stella mi guarda da lontanissimo, facendo capolino dai lampioni.