apr 02

Canticchio una canzone dei Linkin e passeggio a caso sulla banchina.
Una coppia chiacchiera seduta più avanti, un ragazzo al di là dei binari tiene in piedi il suo trolley e guarda fisso il muro davanti a sè.
Il treno che porta nella direzione opposta soffia via, dietro al suo vento caldo e umido.
Colgo un movimento vicino alla scala mobile, che prima sembrava ferma.
Incontro i tuoi tacchi, il tuo cappotto, e il tuo sguardo.
Ci incrociamo un attimo, e per un attimo smetto di cantare.

Cammini avanti e indietro anche tu, sembra sia normale fingersi in movimento quando tutto intorno è immobile.
Lancio qualche occhiata, tu fai lo stesso.
Ci sorvegliamo a distanza. Io guardo nervosamente un po’ te, un po’  il cartello che mi dice che sono a 9 minuti da “casa”.

6 minuti ancora. Mi fermo davanti alla cartina della metro, guardandola senza vederla. In fondo devo fare 6 fermate, e non c’è manco un cambio di linea possibile.

Ti avvicini stretta nel tuo cappotto nero. E fai per dire qualcosa, probabilmente. Le mie auricolari sono un muro insuperabile di suono, io non le tolgo e rimango immobile. Mi giro e torno a tracciare un cerchio per terrra.

Torni a camminare, di nuovo lontano.
Torniamo a guardarci.

Ti vedo scendere due fermate prima della mia. Oltre finestrino sporco ti avvolgi nella sciarpa e guardi il treno scorrere via.
E io guardo scorrere via te.

…I saw an angel, of that i’m sure
She smile to me on a subway…

Goodnight, Milano.

Leave a Reply