ago 20

Non so dove l’ho letto, non so se l’ho letto, forse è solo l’imbarazzante quantità di alcool che ho in corpo che parla per me…

Ma ricordo di aver sentito dire che bisogna passare dall’inferno, per arrivare al paradiso.

L’inferno purtroppo riesco a trovarlo ogni sera, ogni sera come questa, in cui mi imbatto nel me stesso più silenzioso, più paranoico, che alle 4 del mattino si mette a guardare Bologna dall’alto, bresco come pochi.

E in quei momenti vedo il mio mondo là, non ai miei piedi, solo lontano, che luccica e mi chiama, tremolante e invitante, in eterno movimento.

Lo vedo, distante, sogghignante, e dentro di me spunta la convinzione che per qualche motivo, il mio destino sia quello. Vedere una cosa, guardarla da lontano, ammirarla nel suo splendore, ma mai raggiungerla.

Penso che tutto quel che ho al mondo sia in quel momento, con me, su quel prato: un paio di jeans stinti, delle scarpe da ginnastica con troppa strada alle spalle, un paio di occhiali che mi permettono di vedere meglio quello che mi perdo.

Poi basta un rumore, una parola, e quei pensieri volano via ronzando dietro al sibilo fastidioso di una zanzara.

La serata in qualche modo finisce, mi ributto tra le luci soffocanti della mia città e penso che qualcuno, per l’inferno, ci passa davvero.

Io, nel mio piccolo, me lo porto sempre appresso.

2 Responses to “Adagio dantesco”

  1. Lario3 Says:

    E’ un bel post…

    Ti ringrazio tanto per il commento, CIAO!!! :-D

  2. Lario3 Says:

    Grazie anche per il commento di oggi :-D

    CIAO!!!

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